NOTIZIE STORICO ARTISTICHE

SULLA PARROCCHIA DI S.FELICE MARTIRE A VENEZIA


LA CHIESA DI S.FELICE

L’edificio attuale, di bellissima linea rinascimentale, è una macchia rossa lungo l’ottocentesca strada nuova, ma anticamente si apriva in un luogo molto piú discreto, attorniato da piccole costruzioni tra i quali spiccava con la sua figura elegante.

La fondazione della chiesa si fa risalire al decimo secolo, per volontà della famiglia Gallina che là risiedeva. Una prima modifica si ha attorno alla metà del XIII secolo, ma nel 1531 fu completamente ricostruita seguendo le forme del rinascimento veneziano di Codussi, cambiandone anche l’orientamento.

La pianta della chiesa è una variante del tipo a croce greca allungata con una cupola centrale, attorno, tra gli archi, si aprono le navate laterali. Quasi completamente spogliata nell’800 ora internamente è bianca, ornata da altari neoclassici di marmo greco.

Alcune tele tra cui la pala dell’altare maggiore si sono salvate dalla spogliazione. L’opera piú nota è una piccola pala del Tintoretto raffigurante S.Demetrio.






I SANTI RAFFIGURATI NEI DIPINTI DELLA CHIESA

SAN FELICE - 14 gennaio

L’opera caratterizzata dai bei colori della pittura veneziana del rinascimento, quali il prezioso blu oltremare e il rosso tizianesco, offre alla vista un’inaspettato fondo oro, seguendo le nostalgiche direttive arcaicizzanti del committente, che è evidentemente influenzato dalla temperie culturale veneziana del tempo. Politicamente si voleva Venezia come Terza Roma, riproponendo anche nell’arte la continuità con la ricchezza iconografica bizantina, legata alla recuperata eleganza classica romana. L’opera è ben inserita nel contesto architettonico dell'edificio che persegue gli stessi ideali estetici del primo rinascimento veneziano. Questo, come ben si vede, non voleva e non vuole significare una pedissequa riproposta dei canoni arcaici e classici ma una nuova interpretazione vitale e fantasiosa che da valore all’arte locale. Infatti la pala è di grande valore e maestria pittorica: l’artista partendo da un’obbligata austera presentazione delle figure scure dei due prelati, crea una base tripartita dà cui la raffigurazione si muove verso l’alto. Il contrasto colle vesti colorate sovrastanti dà luogo anche ad una partizione orizzontale creando una croce. Per sfruttare meglio lo spazio pittorico il Passignano aumenta il dinamismo con una traiettoria obliqua, che ammorbidisce e rende piú elegante facendola spezzare dolcemente dalla frastagliata mole del santo. Pur fuoriuscendo dalla traiettoria principale, il personaggio di S.Felice si mantiene in dialogo attraverso la forte policromia con la figura del Redentore benedicente. Mentre la scena sale, lascia spazio all’oro, attributo del divino, che incornicia le due belle figure sante. L’estrema vicinanza del capo del Redentore all’apice del quadro ne accentua in maniera estrema la verticalità prospettica tanto cara al rinascimento.




San Felice nasce a Nola da padre siriano, trasferitosi dall’Oriente in Italia. Si consacra a Cristo ed entra a far parte del clero di Nola, incominciando come Lettore fino al presbiterato. Scoppiata la persecuzione, il vescovo Massimo si ritira in volontario esilio, lasciando a Nola il prete Felice, destinandolo suo successore alla cattedra episcopale; ma anche Felice fu arrestato, chiuso in carcere e torturato. Qui un angelo lo libera miracolosamente e lo conduce nel luogo dove il santo vescovo, consumato dagli stenti e dalle sofferenze, giace moribondo. Felice disseta il vescovo con succo d’uva e lo riporta a spalle a Nola. Felice riprende la sua opera di pastore, ma con una nuova persecuzione, è di nuovo un ricercato, si sottrae ripetutamente alla cattura grazie ad una serie di miracoli, poi si nasconde in una cisterna dove per sei mesi fu accudito e nutrito da una donna. Cessata la persecuzione e morto il santo vescovo Massimo, Felice torna a Nola dove, per umiltà, rinuncia alla cattedra episcopale in favore del prete Quinto. Visse fino alla morte da eremita, coltivando un piccolo orto. In seguito alla torture subite durante la persecuzione, Felice benpresto muore, è il 14 gennaio del 313 e, pur non essendo morto subito per il martirio, per questo fu venerato come martire e confessore della fede.


SAN FELICE E FORTUNATO - 27 settembre - (festa in Dalmazia il 18 maggio).

Felice e Fortunato, fratelli vicentini, martiri della chiesa aquileiese, subirono il martirio nella necropoli di Vicenza, nel quartiere detto ancor'oggi di San Felice, forse nel 303, a seguito della persecuzione di Diocleziano.

Scoperti cristiani ad Aquileia, furono portati a Vicenza loro città natale, per l'esecuzione capitale. Felice confessò la sua fede, anche per il fratello, che non riuscì ad aprire bocca per la paura, e furono decapitati. Subito, nel luogo del loro martirio, i cristiani raccolsero i resti e costruirono un primo piccolo edificio di culto.

Il dissidio sorto tra la comunità di Vicenza e quella di Aquileia per l'attribuzione delle reliquie dei due martiri portò subito alla divisione dei corpi: Vicenza ebbe quello di San Felice, deposto nel martyrion, nella necropoli, mentre ad Aquileia rimase la salma di san Fortunato.

Finita la persecuzione, non bastando più l'edificio ad ospitare i fedeli che venivano a pregare sulla tomba di San Felice, per il continuo aumentare della fama e del culto del santo, fù costruita una grande basilica vescovile. Poi mutata in Convento Benedettino, perchè i vicentini e i padovani scapparono a Chioggia con il loro vescovo e con le reliquie del santo a causa dell'invasione e dominazione degli ariani-longobardi.

Le reliquie di san Fortunato, fu traslata in epoca longobarda a Malamocco, e nel 1080 ricongiunto a suo fratello a Chioggia, dove è tuttora conservata nella cattedrale intitolata ai due martiri vicentini. Questa millenaria divisione da' luogo alla bizzarra e tardiva tradizione secondo la quale si separarono le teste dai corpi mischiandoli.

Il culto di Felice è ancor vivo a Spalato, a Salona, a Storbessio, e nella Chiesa dei Conventuali alla Marina, si conservano una parte delle reliquie. A Porto Storbessi, negli scavi archeologici di Epetium, sono tornati in luce i ruderi della chiesa a lui intitolata. Stobressio considera Felice suo antico vescovo, comprovando la cittadina come antica sede episcopale.
Con l'iconoclastia del VII e IX sec. i santi monaci greci scappano in occidente portando con sé le sante icone, strumenti di preghiera, testimonianze della verità della fede, e spesso anche le stesse reliquie dei santi che altrimenti sarebbero perdute, diffondendo il culto dei santi greci in tutto il Mediterraneo e in tutta Europa.

Patrono di Vicenza, di Chioggia e di Spalato - Etimologia: Dal latino Felix = felice, fertile, padre fortunato cioè padre di tanti bimbi, fortunato.


SAN DEMETRIO DI TESSALONICA MEGALOMARTIRE - 9 aprile



Il santo greco proposto come soldato romano figura in una bellissima armatura principesca rinascimentale. La piccola pala di S.Demetrio ci offre un Tintoretto pieno di luce e di colore che fa sfavillare la bella armatura dorata del santo guerriero avvolta dal rosso del mantello e del vessillo. In basso l’invadente figura del donatore, scura e sproporzionata come sicuramente imposta dalla committenza, fa meditare sul destino dell’arte in tutte le epoche, anche quella piú felice del rinascimento.

Quanto al culto tributatogli in oriente, San Demetrio è innegabilmente secondo solo a San Giorgio. Le Chiese Ortodosse gli hanno conferito l’appellativo di Megalomartire e lo commemorano prevalentemente il 26 ottobre.

Quasi inesistenti sono purtroppo notizie storiche al suo riguardo e molteplici sono sia i luoghi che le date in cui egli è ricordato: cittadino di Tessalonica, arrestato e giustiziato per la sua attività di predicazione del Vangelo probabilmente a Sirmio (odierna Sremska Mitrovica nella Vojvodina serba), forse diacono locale, prima del V secolo. Il culto del santo si diffuse fino a Tessalonica, attuale Salonicco in Grecia. Dopo la distruzione di Sirmio operata dagli unni nel 441, probabilmente con la conseguente migrazione della gente di Sirmio, Tessalonica divenne il nuovo centro assoluto del culto del martire, e si autodefinisce come luogo anche del martirio, divenendo importante luogo di pellegrinaggio. Si narra che nel Medio Evo le reliquie del santo trasudassero un olio profumato e miracoloso.
Il giorno della sua festa è particolarmente solennizzato dalle Chiese orientali il 26 ottobre ed il suo nome è citato nella liturgia bizantina. Il Martirologio Romano ha conservato la data del Martirologio Siriaco, cioè il 9 aprile, benchè esistettero altre date come l’8 ottobre, insieme con S.Foca Martire il 25 ottobre, e da solo il giorno seguente.

SANTI GIORGIO E TRIFONE (o Gryphone) 3 febbraio

L'altare dei Santi si trova sul presbiterio speculare a quello di San Demetrio ed è ormai spoglio ma si conservano quivi alcune reliquie.
"Con l'iconoclastia del VII e IX sec. i santi monaci greci scappano in occidente portando con loro le sante icone, strumenti di preghiera, testimonianze della verità della fede, e spesso anche le stesse reliquie dei santi che altrimenti sarebbero perdute, diffondendo il culto dei santi greci in tutto il Mediterraneo e in tutta Europa".

La storia di San Giorgio è una storia vera, ma ha subito nei secoli, ormai millenni, alcune variazioni. L'imperatore Ghiorghano chiama il cavaliere Ghiorghio o Ghrighone per far liberare dal mostro, da un drago, o forse da un ippogrifo, la bella e intelligente figlia Ghiorghana.

In Russia la leggenda dice che Giorgio recupera il grifone dell'imperatore e per questo prende il nome di Grifone e sposa la bella principessa.

Dice una altra variante dell'antica leggenda cristiana che il Drago fu ammansito e convertito, e che le spoglie di San Giorgio siano state conservate assieme a quelle del Drago.
San Giorgio è patrono della comunità dalmata, della città di Cattaro in Dalmazia, di Genova che ha sullo stemma la croce e l'ippogrifo, degli scout, che si richiamano agli antichi cavalieri ed hanno per stemma un giglio santo su una croce a trifoglio, e di tutti i cavalieri che combattono per il bene contro il male.

I Cresimati divengono Cavalieri di Cristo.




   San Giorgio, il Santo Patrono degli Scout.


GLI ANTICHI CAVALIERI CRISTIANI

A differenza degli ordini degli stati repubblicani, gli ordini cavallereschi delle monarchie erano aperti ai nobili di nascita o conferivano ai nuovi cavalieri automaticamente il titolo nobiliare di cavaliere, nobile, ad personam, o ereditario.
Anticamente, il cavaliere, faceva giuramento, pronunciando i voti, se possibile, davanti al suo signore e all'autorità ecclesiastica. Se diveniva cavaliere di un vescovo, come nel caso dei diaconi, davanti alla sola autorità religiosa nella persona del proprio vescovo. Il titolo di Cavaliere di Cristo viene conferito tradizionalmente a tutti i cresimati.

Il cavaliere antico si preparava nell'esercizio della sua futura funzione, sia il corpo che lo spirito, studiando e pregando ed esercitandosi nei mestieri manuali, l'arte di navigare, di cavalcare e di maneggiare gli strumenti del proprio mestiere.

Per diventare Cavaliere Cristiano si deve conoscere :
la geografia, la cartografia, la geometria, la matematica, per poter tracciare le rotte di mare e saper condurre una nave.
La meccanica, la carpenteria di legno, l'arte fabbrile per forgiarsi le armi e gli strumenti utili col ferro e il bronzo, l'arte marinara a vela, la voga per quando manca il vento.
Le lingue parlate e antiche, la storia, per gli scali nei porti e le esplorazioni in terre sconosciute.
L'educazione religiosa comprende oltre allo studio delle sacre scritture, la recita della liturgia delle ore, oppure del rosario, l'adorazione del Santissimo Sacramento che con la sua purezza e santità protegge il cavaliere da ogni insidia, la frequenza alla messa e alla confessione.
L'attività pratica della Carità, aiutando i bisognosi e in particolarmodo i più bisognosi.

Il cavaliere prima della consacrazione, fa un ritiro spirituale, cioè, si ritira dal mondo per pregare, per uno o più giorni. Anche una settimana o dieci giorni. Nell'ultimo preriodo del suo ritiro passa una o tre notti di veglia in preghiera e digiuno, completamente prostrato a terra, per essere completamente purificato al momento di ricevere l'Unzione con la Consacrazione a Cavaliere e l'Ordine Cavalleresco.

Il giorno della sua consacrazione, il maestro dei cadetti lo presenta come pronto.
Spogliato di ogni cosa e vanità terrena, vestito solo di una bianca tunica, disteso con il volto che bacia la terra da cui Dio l'ha tratto, aspetta l'ordine del vescovo di alzarsi per servire Dio.
In ginocchio mette se e le sue mani in quelle consacrate, riceve l'olio abbondante sul capo e sul corpo, e finalmente può mettersi diritto per servire Dio.
In ultima gli viene provata la sua forza. Con la spada o con la mano gli viene inferto un insulto al quale si trova immune, e gli vengono consegnati gli strumenti per compiere la sua opera in nome di Dio.


SAN MARCO EVANGELISTA PATRONO DI VENEZIA - 25 aprile



Bandiera della Repubblica di San Marco - esempio.

Ebreo levita di famiglia benestante ma di cultura cosmopolita ed ellenizzante, cugino dell'apostolo Barnaba, da bambino conobbe Gesú. Molto più giovane degli apostoli tanto che San Pietro nelle lettere lo chiama figlio mio e lo porta certamente con sè nei viaggi missionari in Oriente e a Roma, dove ha scritto il primo Vangelo per Pietro, che non sapeva scrivere, seguendo i suoi ricordi di Gesú. Oltre alla familiarità con San Pietro, Marco vanta una lunga amicizia e collaborazione con l’apostolo Paolo, che incontra nel 44 a Gerusalemme quando Paolo e Barnaba portano la colletta della comunità di Antiochia. Al ritorno, Barnaba porta con sè il giovane Marco, che piú tardi si troverà al fianco di san Paolo a Roma. Nel 66 san Paolo ci dà l’ultima informazione su Marco, scrivendo dalla prigione romana a Timoteo: Porta con te Marco. Posso bene aver bisogno dei suoi servizi.

Mandato da Pietro in Veneto, fonda la comunità cristiana di Aquileia, che poi si trasferirà in laguna diventando la Serenissima Repubblica di San Marco, e la Venezia di oggi. Marco diventa il primo vescovo, ma ben presto il fervore apostolico lo porta ad imbarcarsi dal porto di Grado per l'Egitto, dove ormai trentenne, con la moglie prosegue la sua opera missionaria e fonda la comunità cristiana di Alessandria d'Egitto

Gli Atti di Marco, redatti nel IV secolo, riferiscono che il 24 aprile venne trascinato dai pagani per le vie di Alessandria legato con funi al collo, passa la notte in carcere, il giorno dopo subisce di nuovo lo stesso atroce tormento e soccombe. E' l'anno 68 dopo Cristo: San Marco muore martire a 48 anni ad Alessandria d'Egitto, il 25 aprile.(Festa di San Marco e del Boccolo).

Lascia a capo della comunità veneta un giovane detto el Marcuolao, (il piccolo Marco, interpretato dagli agiografi bizantini come mercuriulus, dedito all'arte protetta da Mercurio, merciaio, commerciante, riccone, benestante, felice, e lo traslitterarono in greco, Ermagora da Ermes).

San Marcuola nel 50 è il primo vescovo di Aquileia dopo San Marco, ed è stato consacrato a Roma da Pietro, e suo fratello Fortunato è il primo diacono, e lo segue sempre. Il Felice Vescovo Ermagora - Marcuola e suo fratello il Diacono Fortunato, vengono scoperti cristiani e subiscono il martirio assieme, e condannati a morte ad Aquileia nell'anno 70, per opera di un certo Sebaste.

Nell'828, avanzando la minaccia islamica sulla Chiesa Cristiana Copta d'Egitto, due veneziani, Bon De Malamocco e Andrea Rusteghi di Torcello presero nella notte prima di salpare, col favore delle tenebre, il corpo di San Marco, di sua moglie, di Santa Caterina e di Alessandro Magno, che si trovavano nella medesima chiesa ad Alessandria d'Egitto. Li misero su una nave in casse nascosti tra la carne di maiale e crauti per eludere i controlli della dogana del porto di Alessandria, (i mussulmani considerano peccaminoso il maiale al punto che non osano neanche avvicinarcisi). I doganieri manco si avvicinarono alle casse di maiale, sentendone l'odore da lontano e i nostri eroi passarono indenni oltre le dighe del porto. Dopo una perigliosa navigazione, grazie ai miracoli del santo arrivarono a Venezia. Fu posto nella Basilica di San Marco costruita a bell'apposta per lui, da piú di 1000 anni gli piace stare qui tra noi.

Patrono di Venezia e della comunità cristiana veneziana, del Battaglione San Marco, dei diplomatici, dei burocrati e delle segretarie - Etimologia: Marco è a Venezia nell'uso comune il titolo per definire un bell'uomo virile, grande e grosso. E' un nome derivato dalla radice 'MAR-, ha vari significati simili tra loro, tutti positivi, e può essere facilmente tradotto con l'aggettivo polivalente veneziano "BON", buono, capace, bravo, abile, valido, vero, giusto, pio, bello, nobile. E altri significati simili, maschio, amante, fertile. Possente, spettinato e fiero, combattivo e coraggioso come il leone e chi va per mare. Bellicoso, ondoso, burrascoso come quando il mare mosso da' battaglia alle nostre navi. San Marco - riconoscibile dal santo leone alato con il vangelo con la scritta PAX TIBI MARCE EVANGELISTA MEUS, vangelo o libro, leone.


SAN LORENZO GIUSTINIAN PRIMO PATRIARCA DI VENEZIA - 8 gennaio

Di famiglia patrizia, dopo una visione della Sapienza Eterna, entra nella Congregazione dei Canonici Secolari dell’isola di San Giorgio in Alga assieme ad altri amici intellettuali del tempo, dedicandosi alla preghiera e alla contemplazione, ma anche alla questua per le strade. Ultimo vescovo di Olivolo (S.Pietro di Castello), alla soppressione del titolo di Patriarca di Grado, divenne l’8 ottobre 1451 il primo Patriarca di Venezia, riformando con zelo apostolico la sua diocesi e, grazie anche alla sua umiltà e santità, seppe sanare la frattura tra la Chiesa e il potere civile. Nei suoi scritti, opere varie e sermoni c’è l’idea madre dell’Eterna Sapienza, elemento dominante della sua mistica. Essa, negli scritti del periodo monacale, guida l’uomo al vertice della perfezione interiore e, negli scritti successivi, al vertice della vita episcopale. Etimologia: Lorenzo = dal latino laurus, alloro, cioè laureato, incoronato di alloro, glorioso, profumato - riconoscibile facilmente, molto pallido e scarno col naso pronunciato, porta una tunichetta bianca e una caratteristica cuffietta bianca, in questo caso verde, colore patriarcale, in mano la croce doppia anche simbolo patriarcale.


SAN PIETRO APOSTOLO - 29 giugno

Simone a cui Gesú diede il nome di Pietro, mettendolo a capo della comunità cristiana era figlio di Giona e fratello dell’apostolo Andrea. Fu lui a definire per primo Gesú come il Cristo, Figlio del Dio vivente. Muore martire sotto l’imperatore Nerone a Roma nel 67, crocifisso a testa in giú e fu sepolto in Vaticano presso la via Trionfale.

Pietro fu scelto da Cristo a fondamento dell’edificio ecclesiale, è nella sua persona e nei suoi successori il segno visibile dell’unità e della comunione nella fede e nella carità. Le immagini di Gesù, San Pietro, San Marco, San Lorenzo Giustinian, e Papa Clemente, sono presenti nella nostra chiesa parrocchiale e ci danno la certezza della vivacità e della continuità dell'Amore di Dio nella nostra comunità parrocchiale e cittadina. Nell'800 quando la furia massonica distruggeva gli altari dei nostri santi e saccheggiava la nostra chiesetta, i nostri santi furono ridipinti in un unico quadro per poter continuare ad intercedere per noi e sono ancora qui con noi dopo 200 anni. Con noi anche i vuoti lasciati 200 anni fa e riempiti in economia con altaroli di legno della chiesa di Santa Sofia.


SAN MATTEO APOSTOLO ED EVANGELISTA - 29 giugno

Matteo scrisse uno dei 4 vangeli. Era un ebreo usuraio, un pubblicano, cioè aveva in appalto le tasse pubbliche per conto degli occupanti romani. Si convertì, restituì ai poveri tutto il maltolto e più, e divenne uno degli apostoli. E' il patrono di usurai, banchieri, bancari, doganieri, guardie di finanza, cambiavalute, ragionieri, commercialisti, contabili ed esattori.



La vocazione di Matteo - sul presbiterio, a lato.


SANT'OSVALDO DI NORD D'OMBRA- PRIMO RE CRISTIANO DI INGHILTERRA - 5 agosto

Osvaldo nato nel 604, era figlio del re di Nord d'Ombra, Axel il Frigio, e quando il regno fu preso da re Aldo-Vino, Osvaldo con la sua famiglia si rifugì in Scozia, dove abbracciò la fede cristiana. Alla morte di Aldo-Vino nel 633, ritornò in Nord d'Ombra, sconfisse in battaglia il re britannico Cavalier e riottenne il trono. Si racconta che Osvaldo, prima dell'inizio della battaglia, fece innalzare una croce di legno radunò i suoi soldati in preghiera per la vittoria. Riavuto il regno paterno, chiamò un vescovo a predicare il Vangelo in Nord d' Ombra. Il cristianesimo con il benefico influsso del re, incontrò il favore del popolo, molti si convertirono, vennero costruite chiese e monasteri. Il suo regno purtroppo non fu lungo, durò solo otto anni, dimostrandosi esemplare come re cristiano; morì ucciso nel 642 a soli 38 anni, dal re pagano Pendal di MERCIA. L'ultimo suo gesto fu quello di pregare per i soldati che morivano con lui.
Patrono dei soldati e dei battitori di oro - Etimologia: Osvaldo = difensore, custode del territorio (dal sassone).


SANT'ANTONIO DI PADOVA, FRANCESCANO E PREDICATORE - 13 giugno

Fernando di Buglione nasce a Lisbona. A 15 anni è novizio dagli agostiniani. Nel 1219, a 24 anni, viene ordinato prete. Nel 1220 giungono a Coimbra i corpi di cinque frati francescani decapitati in Marocco, dove si erano recati a predicare per ordine di Francesco d'Assisi. Ottenuto il permesso, entra nei Minori Francescani mutando il nome in Antonio. Invitato al Capitolo generale di Assisi, ha modo di ascoltare Francesco, ma non di conoscerlo personalmente. Per circa un anno e mezzo vive nell?eremo di Montepaolo. Su mandato dello stesso Francesco, predica in Romagna e poi nell?Italia settentrionale e in Francia. Nel 1227 è a Padova come Provinciale dell'Italia Settentrionale, prosegue nell?opera di predicazione. Il 13 giugno 1231 si trova a Camposampiero e, sentendosi male, chiede di rientrare a Padova, dove vuole morire: spirerà nel convento dell'Arcella. Patronato: Affamati, oggetti smarriti, Poveri - Etimologia: Antonio, che sta davanti o arriva prima, che fa fronte all'Avversario, al Nemico, - Emblema: Giglio, Bambinello, Pesce.).


SAN VINCENZO FERRER, PREDICATORE DOMENICANO, PROFETA - 22 gennaio

Nato a Valencia intorno al 1350, Vincenzo si trovò a vivere al tempo del grande scisma d'Occidente, quando i papi erano 2 e poi addirittura 3. E, suo malgrado, egli si trova al centro della divisione che minaccia il Vertice della Chiesa. Ancora giovane domenicano, era stato notato da Pietro de Luna, legato del papa avignonese. Seguendo da vicino il cardinale, si rese però conto che la Chiesa aveva più che mai bisogno del ripristino dell'unità e della riforma morale. Dopo un'esperienza mistica, incominciò la sua attività di predicazione, contribuendo in modo decisivo alla fine dello scisma di Avignone e al miglioramento dei costumi in Europa. Nel 1394 il suo protettore, il cardinale de Luna, divenuto papa con il nome di Benedetto XIII, lo nomina suo confessore, cappellano domestico, penitenziere apostolico. Morì a Vannes nel 1419. Raffigurato sull'altare delle scuole, con la fiamma sul capo. Patrono dei Muratori, Costruttori - Etimologia: Vincenzo = vittorioso, vincente, dal latino vincens, vincere.


SAN PATERNIANO VESCOVO - 12 luglio

Secondo un’antica tradizione, san Paterniano nasce a Fano verso il 275. Mentre infuria la persecuzione di Diocleziano una visione angelica lo avverte di lasciare la città e fugge in luogo deserto al di là del fiume Metauro. Nel 313 il Cristianesimo divenne religione di stato con l’imperatore Costantino e la cittadinanza fanese chiama come vescovo il virtuoso eremita da tutti considerato santo. Invano egli tenta di opporsi, tanto che, quasi a viva forza, fu portato in città. Governa la diocesi per 42 anni istruendo, confortando e convertendo numerosi pagani. Il Signore accompagna il suo zelo con molti prodigi. Avvertito della fine imminente, intraprende la visita all’intera diocesi, volendo arrivare di persona dove non era giunto il suo insegnamento. Muore alla periferia della città il 13 novembre, probabilmente nell’anno 360. Sul suo sepolcro si moltiplicano i prodigi e il suo culto si estese rapidamente anche oltre i confini d’Italia.
A fianco della porta che da sul campo, in alto sul muro assieme a San Marco, riconoscibile per i bastone pastorale. Il terzo santo presente è Domenico, fondatore dell'Ordine dei Predicatori detti i Domenicani.



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LA CHIESA DI S.SOFIA



La Chiesa, completamente nascosta sul lato della Strada Nuova, a cui si accede per un’anonima porta, era un tempo parrocchiale dell’'omonima parrocchia. Prende il titolo dalla chiesa cattedrale di Costantinopoli, e per questo si ritiene fosse un punto di riferimento importante per la primitiva comunità veneziana, che nasce sotto il patronato del potente stato greco.



L’altare maggiore e la statua della Madonna.


Questa zona della città corrispondeva alle leggendarie Isole Realtine, primo insediamento organizzato come città, attorno al quale si è formata Venezia. Campo Santa sofia è direttamente prospicente il Mercato di Rialto, ed un servizio pubblico di traghetto di barche a remi lo collega da sempre all'altra sponda del Canal Grande con un'assiduità ed un'efficienza quasi a formare un unica piazza.

(Va ricordato che nella parrocchia attigua si trovava il Palazzo Tribunizio, sede dell'autorità politica veneziana. Prima della costruzione di Palazzo Ducale in Piazza San Marco, La chiesa di S.S.Apostoli fungeva da cappella palatina del tribuno elettivo e del governo veneziano. L'idea dei 12 apostoli ben incarnava l'ideale collegiale ed egalitario delle istituzioni pubbliche della nascente repubblica veneziana. E anche la chiesa edificata a fianco di palazzo ducale che è in tutto uguale nell'architettura a quella dei S.S.Apostoli di Costantinopoli, avrebbe dovuto essere intitolata agli apostoli, ma con l'arrivo di San Marco alcune cose cambiarono).

Coll'espansione del centro cittadino, la zona diventa meno centrale perché il fulcro della vita politica si sposta più a sud, attorno al Palazzo Ducale. Ma il centro commerciale era a due battute di remo e la Scuola dei Pittori e quella dei Battiloro, affiancate alla chiesa una da lato, e una dall'altro, tengono alto il livello delle frequentazioni alla messa. La vecchia parrocchia arrivava fino a calle Dragan, nei pressi di Campo Santi Apostoli. Dalla metà del '500 quasi l'intera parrocchia è abitata da una ricca e vivace comunità albanese, tra cui molti madonnari, pittori di icone veneto-cretesi, molto in voga a Venezia. Le belle icone avevano il posto d'onore in tutte le case veneziane. Tra questi pittori possiamo ricordare El Greco, nato a Creta, vissuto a Venezia e poi trasferitosi alla corte del Re di Spagna. Sicuramente nel suo soggiorno in città, avrà frequentato la Scuola dei Pittori di San Luca in Campo Santa Sofia.




Gli altari di S.Gaetano e dell’antica Icona della Madonna Nera
.


Santa Sofia fu ricostruita in eleganti forme barocche, ornata di bei dipinti e di eleganti dorature, ma fu vittima delle soppressioni napoleoniche, fu orribilmente spogliata, dei belli altari di marmo, dei dipinti famosi, delle pale degli altari, delle icone dipinte sull'oro, demolite le cappelle, asportato perfino il pavimento in lastre di marmo, venduto all'incanto l'edificio e adibito a deposito commerciale. Si salvarono solo le sottili ed eleganti colonne bianche perché tenevano su le volte e il tetto. La chiesetta, riscattata dalla pietà dei fedeli, fu ripristinata alla bel e meglio e riaperta al culto nell’800. Pavimento in cementino della fine dell'800, banchi in abete dipinto tinta noce. Altari in abete dipinto ad imitazione del marmo, modeste tele del tardo '800. Furono comprati qua e là alcuni pezzi antichi, dalle svendite di altre chiese demolite. Fu rimesso su un luogo di culto, dove ritrovarsi a pregare, ma non c'era più niente di quello che c'era prima. Scarseggiavano perfino il pane e il vino, la gente in città moriva di stenti, le continue guerre per tutto un secolo, fino a comprendere la Grande Guerra, sterminavano i supestiti alla fame.

Ora ad ornare l’interno della chiesa si possono trovare delle statue di Antonio Rizzo provenienti dalla demolita Chiesa dei Servi. La pala dell’altare maggiore è opera barocca di D.Heinz. Molto semplice l'interno imbiancato a calce, a tre navate, conserva le colonne seicentesche, un paio di cornici in marmo segnano dove si aprivano alcune cappelle e poco altro. I banchi e gli altri altari sono ancora quelli fatiscenti in legno che da cento anni e più passano ripetutamente gli inverni nella periodica acqua alta.

La strada che la fiancheggia si prolunga ampliandosi dietro l'apside in un piccolo Campiello detto del Cristo, sorto nell'800, quando furono demolite le cappelle apsidali e fu segnato un nuovo tracciato alla strada. La via prosegue fino al Ponte in metallo detto Priuli dal Palazzo del Doge Priuli là a fianco, ora adibito a locanda. Vecchie scuole di culto, confraternite e oratori sono spariti da tempo. Quello che resta dell'antica Cappella di Sant'Osvaldo dei Battiloro ora è un bilocale utilizzato per il commercio al dettaglio. Di questi giorni la distruzione degli ultimi resti di decorazioni all'interno (2017).
Sul lato opposto, in chiesa, c'era la cappella con l'altare dei pittori. Della sede della confraternita dei pittori, di cui fece parte Bellini, Tiziano e Veronese, si è recentemente fatto un B&B e un fast food. I battitori dell'oro e i pittori avevano le loro scuole attigue perché i pittori fino al rinascimento dipingevano su tavole col fondo di foglia d'oro.







ANTICHE SCUOLE NELLA PARROCCHIA

LA SCUOLA DI SAN LUCA

Subito fuori dal bel Campo di Santa Sofia, a fianco della antica chiesa, si trova ancora la Scuola dei Pittori, sede della confraternita dell'Arte dei Pittori, prima dell'apertura dell'Accademia di Belle Arti. Era divisa al suo interno in varie branche, depentori, cartoleri, miniatori,.. L'edificio è oggi adibito ad edilizia privata e B&B. Sugli stipiti raffigurazioni in bassorilievo di S.Luca. Sotto le finestre resti circolari di affreschi. Moderno il poggiolo.


LA SCUOLA DEL SS.SACRAMENTO

Come moltissime parrocchie veneziane, anche a S Felice c’era la Scuola del SS.Sacramento, con il fine di adorare il Santissimo e diffonderne il culto. Si conserva in Chiesa S.Felice l’insegna processionale della scuola in legno dorato, presentante S.Felice inginocchiato davanti ad un angelo che porge il Santissimo. (come si vede in alto sul sito)


LA SCUOLA DEI BARCAROLI

Sulla facciata esterna della sacrestia, in continuo col muro della Chiesa di S.Felice, si vede in alto, scolpita sulla finestra, l’insegna della Scuola dei Barcaroli del Traghetto di S.Felice sul Canal Grande, oggi soppresso. Una pietra sulla pavimentazione con incisa un’imbarcazione sta ancor’oggi a segnare il luogo di sepoltura dei membri della scuola davanti all’altare maggiore in Chiesa S.Felice.


LA SCUOLA DEI TESTORI

In Campiello dei Testori aveva sede l'antica Scuola dei Tessitori di Panni, di Seta e Oro, il cui patrono è l'Angelo Custode. L’insegna della Scuola dei Testori è presente su una piccola casetta, mentre la mole dell'edificio principale arriva ad affacciarsi sul canale di fronte alla Chiesa di S.Felice. Probabilmente loro anche la Scuola dedicata all'Angelo Raffaele di fronte alla Chiesa dei SS.Apostoli, dove c'è un altare dedicato all'Angelo Raffaele, l'angelo proteggeva i grandi tessitori, sempre in viaggio per il mondo a commerciare le loro tele, e pure i bambini, che passavano la loro infanzia sui telai nelle case povere del quartiere. Un altro altare dell'Angelo in Chiesa dei Gesuiti, sempre della Scuola dei Testori.


LA SCUOLA DEI BATTILORO

Fino alla fine del '600 a Santa Sofia, poi trasferitasi nella nuova propria sede a San Stae , della qual chiesa costruisce coi propri mezzi la facciata e un nuovo altare a Sant'Osvaldo Re, loro patrono. Manterrà anche la vecchia cappella a Santa Sofia fino alla caduta della repubblica.




IL PAPA REZZONICO

In parrocchia nacque, tra gli altri, Carlo Rezzonico, futuro papa Clemente XIII, battezzato in Chiesa S.Felice. Ancora conservati nel tesoro parrocchiale i guanti col bollo, la pianeta tessuta in fil di oro e il calice suoi propri, donati dal papa assieme al titolo di Camerlengo alla sede arcipretale di S.Felice. Paramenti che il parroco poteva utilizzare, strettamente entro i confini della parrocchia e in alcune delle cerimonie più solenni dell'anno liturgico. L’anello d’oro, munifico dono papale che si vede al dito dei parroci nei vari ritratti conservati in sacrestia, fu venduto nell’800 per sopperire alle necessità della povera gente di Venezia dopo il saccheggio francese.

All’interno della chiesa si trova ancora una lapide che ricorda il battesimo del papa.





LA CA’ D’ORO

La Ca’D’Oro è uno dei maggiori esempi di edilizia privata gotica veneziana, vuole il nome dalla doratura di alcune parti marmoree. Le sue splendide polifore fanno bella mostra di sè sul Canal Grande di fronte alla pescheria, incorniciate da decorazioni duecentesche. Anticamente di proprietà dei Contarini fu nel primo novecento restaurato e sistemato internamente a museo ad opera del Barone Giorgio Franchetti e lasciato alla città. All’interno, visitabile dal pubblico, una piccola collezione d’arte antica. Tra le opere di maggior pregio spicca un S.Sebastiano di Mantegna, una Venere e una Giuditta del Tiziano, altri quadri di buona scuola veneziana e fiamminga, bronzi rinascimentali e una vasta collezione di cocci di ceramica di ritrovamento per lo piú locale di varie epoche. Curioso è poter vedere i resti degli affreschi del Giorgione, provenienti dalla facciata del Fondaco dei Tedeschi di Venezia.





LE CASE DEGLI ALBANESI

Da sempre presenti in città, gli albanesi, aumentarono la loro presenza dopo l’invasione turca dell’Albania. Venezia, che considerava la Repubblica di Ragusa e l'Albania una nazione a sé gemella, si prodigò per accogliere degnamente i cristiani esuli d'Albania. Nella nostra parrocchia un'intera piccola isola, con diversi edifici, elementi marmorei monumentali sulle facciate, strade ariose, alcuni capitelli votivi e una piazzetta detta Ruga, conservano memoria della loro presenza etnica, poi completamente fusasi con la popolazione locale. Una lapide recentemente scalpellata via ricordava l'amore fraterno che legava i due popoli. Per tradizione ogni anno noi parrocchiani ci ritroviamo a pregare davanti al Capitello della Madonna in Campiello degli Albanesi.





ALTRI PALAZZI E COSE DI INTERESSE

Palazzo Sagredo sul Canal Grande percorre con le sue mura tutto un lato di Campo S.Sofia. Facciata disorganica e composita con interventi di varie epoche, interni con stucchi e affreschi per lo piú settecenteschi. La famiglia Sagredo e il suo palazzo pare prendano il nome dall'essere sul sito del sagrato della antichissima chiesa di Santa Sofia.

Palazzo Priuli ora Albergo Abadessa, era la casa della famiglia dogale Priuli, elegantissimo palazzetto del periodo della rinascenza. Un altro Palazzo Priuli, non piú finito, poco piú avanti sullo stesso canale, all'angolo col Rio di San Felice con ingresso da Calle Priuli. Restano in loco i portali e alcuni balconi, mentre il resto dell'edificio è moderno.

Palazzo Bragadin. Nella nostra parrocchia abitava l’eroico difensore di Famagosta, Marcantonio Bragadin spellato vivo dai Turchi nel 1571. La sua pelle trafugata a rischio della vita, fu riportata in patria e deposta in Chiesa S.Giovanni e Paolo.

Palazzo Salomon sul Rio di Noal, si accede da Fondamenta San Felice. Appartenuto alla Nobile Famiglia Salomon, da cui il Beato San Giacomo Salomoni Padre Domenicano, dell'Ordine dei Frati Predicatori (Venezia, 1231 ? Forlì, 1314) Patrono di Forlì la sua salma fu riportata in patria e deposta in Chiesa S.Giovanni e Paolo.

Notabile anche il complesso di edifici di: ponte, corte, sottoportico primo e secondo e dei preti. Edifici seicenteschi percorsi al piano terreno da una via pubblica, connessa alla Riva di Fondamenta San Felice da un ponte apposito. L'edificio sicuramente molto più antico si presentava a foggia di fondaco, e molto probabilmente, la facciata sull'acqua era decorata con polifore che formavano un colonnato quasi continuo al primo piano. Il nuovo edificio conserva alcuni bassorilievi gotici, che sono stati ricollocati nella ricostruzione, ed essendo più ridotto del precedente, è affiancato dalle vestigia del precedente edificio che conserva ancora degli eleganti balconcini trecenteschi sopravvissuti nel tempo.

In un palazzo Albrizzi sul Rio di S.Andrea c’è il Centro Culturale Tedesco. Aperto al pubblico per mostre e concerti, corsi di lingua tedesca, ha interni con stucchi e affreschi.